INIZIA IL CAMMINO VERSO L'HAPPENING 2016
Iniziamo il cammino verso l'Happening 2016, incontrando il dott. Gulisano Paolo che ci introdurrà alla conoscenza del maestro che ci accompagnerà n questo nuovo anno insieme: GILBERT KEITH CHESTERTON.
Ti aspettiamo DOMENICA 11 OTTOBRE, dalle ore 16.00 (L'incontro sarò alle 18.30). Seguirà un aperitivo insieme.
UN GRAZIE AL MAESTRO GAUDI'
Al termine dell'anno, culminato nell'happening 2015, è opportuno rivolgere un ringraziamento a quel geniale maestro di arte e di fede che risponde al nome di Antony Gaudì y Cornet.
Abbiamo conosciuto un maestro vero e abbiamo incontrato amici straordinari che ci hanno fatto appassionare a lui.
Quindi grazie a Silvio Prota, a Josè Manuel Almuzara, a Don Bonnet, al maestro Etsuro Sotoo, a Suor Gloria Riva e a tutti quelli che hanno condiviso con noi quest'avventura di amicizia e di bellezza.
Abbiamo conosciuto un maestro vero e abbiamo incontrato amici straordinari che ci hanno fatto appassionare a lui.
Quindi grazie a Silvio Prota, a Josè Manuel Almuzara, a Don Bonnet, al maestro Etsuro Sotoo, a Suor Gloria Riva e a tutti quelli che hanno condiviso con noi quest'avventura di amicizia e di bellezza.
A TAVOLA
CON IL MAESTRO ETSURO SOTOO
Il testo che segue è tratto dalla conversazione con lo scultore Etsuro Sotoo, avvenuta in un pranzo tra amici, a Barcellona, il 6 settembre 2015.
Al pranzo erano presenti, oltre al maestro Etsuro Sotoo scultore giapponese impegnato dal 1978 nel cantiere della Sagrada Familia, il dott. Almuzara presidente dell'Associazione per la Beatificazione di Antoni Gaudì e l'arch. Silvio Prota studioso di Gaudì.
Il tono del testo che segue è evidentemente discorsivo.
Maestro Sotoo: “Siamo quattro fratelli, mia madre doveva
lavorare e io andavo a scuola e soprattutto disegnavo. Quando sono arrivato in
università volevo fare cose grandi, infatti i miei disegni uscivano sempre dal
foglio. Mia madre mi dava un foglio più grande, ma il mio disegno usciva ancora
di più. Il foglio di giornale invece non mi dava soddisfazione perché era tutto
scritto e non mi veniva bene il disegno. Allora mia madre mi diede una grande scatola
di fiammiferi, ma a due condizioni: che non li accendessi e che li raccogliessi
quando avevo finito. Mi piaceva tantissimo quella scatola di fiammiferi perché
con quei fiammiferi, mettendoli in giro per la mia camera, potevo finalmente
fare un disegno molto grande: una macchina enorme, anche se la stanza era piccola,
fantastica da guidare per un bambino, un aereo …
Giocavo dentro il mio disegno.
Per questo all’università dove stavo andando volevo studiare qualcosa che mi permettesse di fare cose grandi. Cose grandi: architettura o scultura, ma architettura è più grande. Ma all’università di architettura non insegnano architettura, ma come si disegna l’architettura.
Quindi prima di andare all’università di architettura volevo studiare la forma nell’arte.
Un’altra possibilità era andare a fare il guardiano del faro: si sta in alto, si può vedere tutto il paesaggio aperto, si può normalmente stare soli, si possono tenere dei libri, si può disegnare. Comunque credo di non essere riuscito a stare in un faro per le barche, ma in un faro per l’umanità. Perché la Sagrada Familia è un faro per l’umanità.
Quindi mi sono trovato qui perché sono venuto in Europa per cercare la pietra. Perché fin da piccolo volevo ottenere quello che cercavo, ma non sapevo cos’era. Per ottenere davvero qualcosa c’è bisogno di sacrificio, questo era l’unica cosa che sapevo. Quando si lavora la pietra esce sangue, si suda. Io so tagliare il legno, saldare il metallo, il ferro … ma paragonati alla pietra questi sono materiali semplici. Per questo le cose difficili mi attraevano. Perché la pietra sembra che non abbia carattere, che sia molto fragile. Per esempio un grande blocco di pietra dipende dalle sue venature. Una volta presi da una montagna un grande blocco di pietra rotondo … perché era gratis. E da rotondo volevo farlo quadrato. Allora facevo una faccia piana, un’altra faccia piana e poi proprio quando avevo quasi finito lavorando da una parte, cadeva un pezzo dall’altra. Non sapevo che quella pietra aveva un carattere a strati, come quello di una cipolla. Ecco, un giorno se provate a rendere cubica una cipolla e ci riuscite, fatele una foto e mandatemela! Perché è impossibile! Quindi è questa la difficoltà della pietra. Da questo ho imparato che devo obbedire alla pietra. E devo obbedire anche agli strumenti. Devo amare gli strumenti se no non posso lavorare. Quindi sono venuto qui solo per cercare della pietra. Non mi importava niente di Gaudí e della Sagrada Familia … ma non ditelo troppo in giro!...La pietra per me è un cammino per trovare me stesso. Sono venuto per cercare la pietra e sono arrivato a oggi a dire che quello che cercavo era me stesso.
Questo è il riassunto e è stato grazie a un amico, grande aiuto nella scoperta.
Camminando in un deserto non sai se stai andando a nord o a sud; grazie al mio amico José Manuel che mi ha consigliato una strada, io camminavo e ad ogni passo trovavo una gemma e poi un’altra gemma. Trovavo cose belle! Questo vale la pena! Ci sono altre strade dove cammini cinquanta kilometri e non trovi niente! Quindi un giorno Josè Manuel mi chiese se volevo essere battezzato, se avevo trovato la fede o no. E quindi gli dissi “aspetta la settimana prossima” e me ne andai a Madrid perché avevo un invito in ambasciata. Nella sala d’attesa dell’aeroporto … sicuramente avete presente … vi sarà capitato qualche volta, è molto noioso! Ma c’era una mamma con un bambino che non faceva altro che guardare il suo bambino e per lei il bambino era la cosa più importante, di sicuro, era il numero uno al mondo. In un altro angolo c’era un altro bambino che correva e la mamma gli diceva di smettere perché altrimenti sarebbe caduto. Infatti cadde e pianse, ma la mamma lo tirò su. Per questo bambino il numero uno al mondo è la sua mamma. Questa mamma è numero uno, quel bambino è numero uno, quell’altra mamma è numero uno, quell’altro bambino è numero uno. In quella piccola sala erano tutti numeri uno. Pensai: nel mondo deve essercene uno solo di numeri uno, ma qui siamo pieni di numeri uno! Chi può spiegare questo? Non ha sicuro a che fare con la matematica. L’unica spiegazione è l’amore. E chi ha detto per primo amore, vale la pena seguirlo. Questo è il riassunto".
Giocavo dentro il mio disegno.
Per questo all’università dove stavo andando volevo studiare qualcosa che mi permettesse di fare cose grandi. Cose grandi: architettura o scultura, ma architettura è più grande. Ma all’università di architettura non insegnano architettura, ma come si disegna l’architettura.
Quindi prima di andare all’università di architettura volevo studiare la forma nell’arte.
Un’altra possibilità era andare a fare il guardiano del faro: si sta in alto, si può vedere tutto il paesaggio aperto, si può normalmente stare soli, si possono tenere dei libri, si può disegnare. Comunque credo di non essere riuscito a stare in un faro per le barche, ma in un faro per l’umanità. Perché la Sagrada Familia è un faro per l’umanità.
Quindi mi sono trovato qui perché sono venuto in Europa per cercare la pietra. Perché fin da piccolo volevo ottenere quello che cercavo, ma non sapevo cos’era. Per ottenere davvero qualcosa c’è bisogno di sacrificio, questo era l’unica cosa che sapevo. Quando si lavora la pietra esce sangue, si suda. Io so tagliare il legno, saldare il metallo, il ferro … ma paragonati alla pietra questi sono materiali semplici. Per questo le cose difficili mi attraevano. Perché la pietra sembra che non abbia carattere, che sia molto fragile. Per esempio un grande blocco di pietra dipende dalle sue venature. Una volta presi da una montagna un grande blocco di pietra rotondo … perché era gratis. E da rotondo volevo farlo quadrato. Allora facevo una faccia piana, un’altra faccia piana e poi proprio quando avevo quasi finito lavorando da una parte, cadeva un pezzo dall’altra. Non sapevo che quella pietra aveva un carattere a strati, come quello di una cipolla. Ecco, un giorno se provate a rendere cubica una cipolla e ci riuscite, fatele una foto e mandatemela! Perché è impossibile! Quindi è questa la difficoltà della pietra. Da questo ho imparato che devo obbedire alla pietra. E devo obbedire anche agli strumenti. Devo amare gli strumenti se no non posso lavorare. Quindi sono venuto qui solo per cercare della pietra. Non mi importava niente di Gaudí e della Sagrada Familia … ma non ditelo troppo in giro!...La pietra per me è un cammino per trovare me stesso. Sono venuto per cercare la pietra e sono arrivato a oggi a dire che quello che cercavo era me stesso.
Questo è il riassunto e è stato grazie a un amico, grande aiuto nella scoperta.
Camminando in un deserto non sai se stai andando a nord o a sud; grazie al mio amico José Manuel che mi ha consigliato una strada, io camminavo e ad ogni passo trovavo una gemma e poi un’altra gemma. Trovavo cose belle! Questo vale la pena! Ci sono altre strade dove cammini cinquanta kilometri e non trovi niente! Quindi un giorno Josè Manuel mi chiese se volevo essere battezzato, se avevo trovato la fede o no. E quindi gli dissi “aspetta la settimana prossima” e me ne andai a Madrid perché avevo un invito in ambasciata. Nella sala d’attesa dell’aeroporto … sicuramente avete presente … vi sarà capitato qualche volta, è molto noioso! Ma c’era una mamma con un bambino che non faceva altro che guardare il suo bambino e per lei il bambino era la cosa più importante, di sicuro, era il numero uno al mondo. In un altro angolo c’era un altro bambino che correva e la mamma gli diceva di smettere perché altrimenti sarebbe caduto. Infatti cadde e pianse, ma la mamma lo tirò su. Per questo bambino il numero uno al mondo è la sua mamma. Questa mamma è numero uno, quel bambino è numero uno, quell’altra mamma è numero uno, quell’altro bambino è numero uno. In quella piccola sala erano tutti numeri uno. Pensai: nel mondo deve essercene uno solo di numeri uno, ma qui siamo pieni di numeri uno! Chi può spiegare questo? Non ha sicuro a che fare con la matematica. L’unica spiegazione è l’amore. E chi ha detto per primo amore, vale la pena seguirlo. Questo è il riassunto".
Domanda : In questo incontro Gaudí
come ha influito?
Maestro Sotoo : "Non mi importava di Gaudí
o della Sagrada Familia, ne conoscevo solo il nome, ma non sapevo quello che
stavo facendo. Costruendo, smontando o cos’altro? ma siccome avevo ricevuto
l’incarico di diventare scultore della Sagrada Familia, dovevo automaticamente
sapere cosa fosse la Sagrada Familia e chi fosse Gaudí. Poco a poco ho
cominciato a scoprire che questo signore mi aveva sorpassato di molto sulla
strada che volevo percorrere. E molto tempo prima che io scoprissi che stavo
soffrendo. Io direi che non bisogna temere, soprattutto i ragazzi giovani come
voi, l’importante è essere amici. Perché gli amici e il lavoro vi rendono
migliore la vita. Ma non bisogna nemmeno avere paura di stare da soli. Se
imitate sempre un amico o quello che vi dice un libro o una rivista non avrete amici.
Per avere veri amici bisogna essere se stessi. Anche se qualcuno ti dice che
non vai bene, che sei strano … ma essere te stesso è l’unico modo per trovare
veramente un amico. Perché quando sono arrivato qui io volevo essere spagnolo.
Provai ad imparare la lingua e ad abituarmi, ma non trovavo amici. Poi mi resi
conto che qui siamo in Catalogna e quindi imparai il catalano, il modo di bere
il vino di qui, ma non ho trovato amici. Imitando i catalani e gli spagnoli non
ho trovato amici. Quindi pensai “fa lo stesso, io sono giapponese, non mi
importa e faccio a modo mio.” Dato che io lavoravo molto, un mio collega
spagnolo mi dava fastidio per fare in modo che non lavorassi. Mi arrabbiai in
giapponese e gli tirai il martello, ma non lo ho colpito, ah ah ah … e lui capì che ero arrabbiato.
Quando glielo dicevo in catalano e spagnolo non capiva, ma col giapponese sì.
Comunque tirare un martello è molto pericoloso e è una cosa molto brutta … non
fatelo mi raccomando! Quindi passai un’ora a chiedergli scusa perché quel
collega era andato in giro a dire a tutti “Sotoo è arrabbiato, è arrabbiato!”.
Quindi dovevo andare da tutti a chiedere scusa. Ma poi capii che questo mio
collega, dato che io lavoro tanto, voleva fare in modo che io mi riposassi.
Fortunatamente il mondo non è piccolo, non ancora, anche se c’è internet,
Whatsapp, Facebook. Per voi il mondo è ancora molto grande. Per viaggiare e
arrivare a sapere cosa è il mondo, dovete trovare voi stessi. Altrimenti non lo
troverete mai. L’importante sta in queste parole di Gaudí: “ tornare
all’origine”. Ho sentito dire che il vostro paese è molto bello. E chi ha un
paese molto bello e che ama può andare dovunque, nel mondo intero. Chi non ha
un paese che ama non sa dove nasce, non sa chi è, non troverà niente nel mondo.
Questo come trovare amici, lavoro, incontrare il mondo. Tutto questo grazie alla
pietra, alla Sagrada Familia e grazie a Gaudí perché lui era un grande
viaggiatore, anche se fisicamente non poteva viaggiare perché era malato,
sapeva chi era e da dove venire. Per questo è andato in tutto il mondo … o
meglio, tutto il mondo viene qui. Originalità, questa l’origine. E tutti quelli possiederanno
un’origine, nel mondo sarà bello. Ma sempre rispettando, perché gli amici se
non si rispettano non sono amici.
Quindi auguri! Perché per
i figli viaggiare con i genitori è un gran sacrificio….anche se lo è anche per
i genitori"...
Intervento : Ieri quando siamo stati
alla messa la sera nella cripta il prete, monsignor Lluis Bonet, ci ha dato una preghiera a Gaudí. In questa
preghiera si chiede a Gaudí di concederci di lavorare bene; gli ho chiesto
questo perché spesso mi sembra che non sto lavorando bene, anche tecnicamente.
E quando sono entrato qui per la prima volta ho pensato “lui sì che sapeva
lavorare bene!” Quindi se c’è qualcuno a cui chiedere di lavorare bene è lui!
Almuzara: "Riguardo a quello che
dici, Gaudí aveva 26 anni nel 1878 e aveva appena finito l’università. Uno dei
suoi clienti lo aveva incaricato di fare una vetrina. Era una vetrina per
mettere i guanti. questa vetrina viaggiò a Parigi perché c’era l’Esposizione
Universale lì. E lì arrivò il Conte Güell che si innamorò della vetrina. Disse
che era bellissima e volle conoscerne l’autore. L’autore, che non era a Parigi
ma a Barcellona, era. Quindi il lavoro ben fatto da Gaudí da giovane in quella
vetrina lo fece conoscere al Conte Güell. Questo conte poi lo incaricò di molti
progetti e lo mise in contatto con molti altri clienti. Quanti edifici di Gaudí
sono patrimonio dell’umanità? Sette! Quanti hanno il nome Güell? Tre! E tutto
grazie ad una vetrina! Nella cripta oltre allo spazio meraviglioso sicuramente
avrete notato le lampade, gli angioletti nelle vetrate, i candelabri, tutto
possiede il suo lavoro ben fatto e il suo amore, perché per Gaudí tutto era
importante. Perché prima metteva l’amore e poi la tecnica. L’ultima opera di Gaudí
prima di morire fu una lampada. Era il 7 giugno del 1926, Gaudí avrebbe
compiuto 74 anni. Aveva già fatto Casa Battlò, Casa Milà, Park Güell; era già
un grande architetto. Erano le cinque del pomeriggio e, salutando il suo
collaboratore Vincente, gli disse: “Vincente, domani vieni presto che faremo
cose molto belle!” Era una lampada! Ma non poterono farlo perché quella sera fu
investito da un tram e morì tre giorni dopo. Ma tra una vetrina e una lampada,
pensate a tutto quello che ha lasciato Gaudí".
Almuzara: "Se qualcuno ha anche
una piccola storia che abbia una relazione con Gaudí, per piccola che possa
sembrare, mandatemela che sarà molto utile per la causa di beatificazione di Gaudí.
Anche fosse solo che pregate Gaudí e di conseguenza smettete di fare fatica ad
obbedire al vostro papà! È solo un esempio! È molto interessante sapere che Gaudí
è una persona che ci aiuta nella nostra vita quotidiana!"
Domanda : Gaudí diceva
spesso questa frase “la vita è amore e l’amore è sacrificio”. In questi giorni
in cui abbiamo visto qualcosa di così bello, questa bellezza fatta di pietra la
mia domanda era un po’ questa: come facciamo a vivere il sacrificio di tutti i
giorni? Come facciamo a portare avanti anche le nostre fatiche quotidiane, alla
luce di quello che ci ha detto Gaudí? Cioè come ci può aiutare Gaudí a vivere
anche la fatica di tutti i giorni?
Maestro Sotoo: "Per esempio per i genitori
è un grande avvenimento che nasca un figlio, una grande gioia, ma che lavoro!
Voi non ve lo ricordate ma si passa tutto il giorno a cambiare pannolini e a
dargli da mangiare. Sembra un sacrificio, ma non lo è! È gioia! E così
continuando per migliaia di anni si è arrivati a noi, dai nostri antenati siamo
arrivati a noi. Se pensate che il lavoro sia tutto sacrificio, vi domanderete
perché e per cosa e alla fine lascerete tutto e farete quello che avrete
voglia. Bisogna pensarci bene. Se pensate che il lavoro sia solo per guadagnare
soldi sarà tutto un sacrificio e alla fine un giorno vi toglierà la voglia di
lavorare. In fondo noi vogliamo essere felici. Come quando ci si occupa di un
neonato: molto lavoro che però rende felici! Il sacrificio non è un sacrificio,
ma ci da felicità. Tutto il lavoro se ci dà felicità, non ci farà sentire
stanchi. Oggi, ma anche prima era così, si pensa che il denaro ci dia la
felicità, ma il denaro non è la felicità, perché se lavoriamo per i soldi ci
sentiremo sempre stanchi. Cerchiamo di lavorare per essere felici, il denaro
molto spesso non ci dà la felicità. Gaudí lavorava per dare la felicità, ma
voleva prima di tutto essere felice lui.
Tutti vogliono essere felici, no? Per Gaudí per sentirti felice devi dare la
felicità ad un altro. Per questo tutte le sue opere sono diverse, sono tutti
tentativi di dare la felicità ad un altro. Se l’altro era felice allora lui sentiva
una vera felicità. Allora per quanto riguarda la Sagrada Familia, Come si fa a
dare la felicità al padrone di questa chiesa? Sapete chi è, giusto? È Dio! Ecco
per esempio un giorno voi volete rendere felici i vostri genitori, come fate?
Perché per i genitori i figli sono già felicità. Magari se è il loro compleanno
fate loro un regalo. Oppure provate a prendere tutti dieci, questo è il miglior
regalo che potreste fare! Ma la vera felicità per i vostri genitori è che voi
stessi siate felici. Per questo per dare la felicità al proprietario di questo
tempio che è Dio, noi stessi dobbiamo essere felici. Per questo costruiamo il
tempio. Alla fine il sacrificio non è sacrificio, nonostante ci sia sacrificio
vi sentirete felici. Questo è il rapporto che c’è tra lavoro e sacrificio".
TIPI DA HAPPENING (2015)
Una carrellata di amici che hanno condiviso l'avventura dell'happening 2015.
Lo spazio bimbi
Lo spazio sport
Il banco-libri
Alla tortafritta
alle patatine
ai salumi
Alla pulizia tavoli
e, per fortuna, gli ospiti
Inizia a prendere forma l'Happening 2015
L'autore, Filippo Adriani, ha ripreso una scena della facciata della natività della Sagrada Familia. Sullo sfondo ha inserito il bosco, che Gaudì ha collocato, in maniera assolutamente inedita, all'interno della basilica. Mentre dietro alla scena principale ha posto l'arco iperbolico, introdotto nell'architettura dall'artista catalano.
Incontro dei responsabili
Don Francesco incontra tutti i responsabili per iniziare a condividere l'avventura del 25 ' happening.
A CENA CON GAUDI'
Per farlo, abbiamo invitato Silvio Prota, architetto studioso dell'artista catalano, che ci ha illustrato la bellezza della Sagrada Familia, aiutato dalle splendide immagini.
E' stato un tentativo di introdurre il 25' happening, approfondendone il motto, condividendo una serata interessantissima sia a livello culturale che a livello conviviale. In compagnia di un genio assoluto nonché futuro beato, quale è Gaudì.
Incontro "L'originalità consiste nel tornare alle origini"
Sabato 10 gennaio, ore 18.30
Oratorio Don Bosco
Oratorio Don Bosco
"L'originalità consiste nel tornare alle origini"
Incontro con l'architetto Silvio Prota per introdurci al genio e alla fede di Gaudì.Durante l'incontro saranno proiettati filmati sulla Sagrada familia.
Silvio Prota è un architetto con studio a Buccinasco (Mi) ed è uno dei massimi esperti italiani sull'opera di Gaudì. E' in uscita un suo libro sulla Sagrada familia. Gli abbiamo chiesto di presentarci la figura creativa di Gaudì alla luce di quella prospettiva di fede che ha caratterizzato la genialità dell'architetto catalano.
A seguire l'architetto resterà con noi a condividere la cena.
Gaudì, l'architetto di Dio
La bellezza è lo splendore della verità: siccome l'arte è bellezza, senza verità non c'è arte. Per trovare la verità bisogna conoscere bene gli esseri del creato». Non a caso l'uomo che ebbe a pronunciare queste parole è stato definito «l'architetto di Dio» e per lui è in corso un processo di beatificazione: parliamo di Antoni Gaudi, architetto spagnolo vissuto tra il 1852 e il 1926, ideatore di straordinarie opere tra cui molti splendidi palazzi e la notissima cattedrale di Barcellona dedicata alla Sagrada Familia. A quest'ultima lavorò 43 anni, 12 dei quali con dedizione esclusiva, al punto da andare ad abitare nel relativo cantiere.
Di umili origini, Gaudi non beneficiò mai di significativi riconoscimenti da parte delle istituzioni pubbliche e morì in povertà, investito da un tram, senza che nessuno si affrettasse a soccorrerlo: trasportato in ospedale, rifiutò una camera privata, affermando che il suo posto era «tra i poveri».
Catalano nazionalista, anticlericale e dandy in gioventù, Gaudi si era formato nel clima culturale di ricerca che seguì il superamento del classicismo: nelle sue opere si ritrovano tracce delle molte correnti artistiche della seconda metà dell'800, nonché delle avanguardie dei primi del '900, dalla severità dello stile neogotico al sentimentalismo romantico, dal gusto per l'aspetto ornamentale e decorativo del Liberty a quello dell'esotico proprio dell'orientalismo, fino ai tratti - rielaborati - di simbolismo, preraffaellismo, modernismo. Non si limitò ad imitare acriticamente i vecchi modelli ma guardò ad essi come riferimento per una creazione sempre nuova, fatta della mescolanza di diversi stili architettonici, giungendo ad esiti creativi che lo fecero apostrofare quale «genio oppure pazzo». La sua opera più significativa è probabilmente la Sagrada Familia, commissionatagli dall'Asociaciòn Espiritual de Devotos de San José che, allo scopo di richiamare il valore della famiglia, aveva acquistato un terreno, in una zona allora periferica della città, per costruirvi un complesso di infrastrutture sociali, comprese scuole ed officine. Qui Gaudi avviò la realizzazione di una chiesa unica nel suo genere, sintesi di genio artistico ed impegno sociale, senza definirne previamente gli esiti, eppure radicalmente consapevole dei suoi presupposti: secondo le indicazioni dei fondatori, infatti, essa doveva essere un tempio espiatorio, nutrirsi di sacrifici e quindi essere finanziata con donazioni, per le quali lo stesso Gaudi andava in giro ad elemosinare «un centesimo, per amore di Dio». Una chiesa concepita non come creazione di un solo architetto ma di più generazioni, «realizzata dal popolo [...] un'opera posta nelle mani di Dio e affidata alla volontà del popolo. Vivendo a contatto con il popolo e rivolgendosi a Dio, l'architetto svolge il proprio compito. È la Provvidenza che, secondo i propri disegni, porta a termine i lavori»: neanche i tempi di realizzazione preoccupavano Gaudi, il quale ripeteva «la finirà San Giuseppe. Il mio cliente, colui che me l'ha ordinata, non ha fretta. In questa chiesa tutto è frutto della Provvidenza, inclusa la mia partecipazione come architetto».
Ed invero la Sagrada Familia è rimasta incompiuta: Gaudi infatti morì prima di terminarla e lasciando scarse indicazioni sulla prosecuzione dei lavori. Del resto, abbandonata l'idea dell'architettura come creazione artistica umana, Gaudi non seguì schemi convenzionali né un progetto predefinito, ma si basò sull'osservazione e sulla sperimentazione quotidiana, in modo che dalla pietra emergesse il reale significato delle cose, in linea con la tradizione medievale dei costruttori di cattedrali, dei quali si considerava successore: scelse i metodi lenti e anonimi tipici del Medioevo, rinunciando all'uso del cemento e privilegiando mattoni ed altri materiali di tutti i giorni, quali ceramica e ferro battuto, impiegati però con totale libertà espressiva. Ne è derivata un'immane opera ove architettura, pittura e scultura si fondono in un corpo organico, dotato di una sua vita interna, ispirato allo stile gotico, ma sfrondato da tutte le sue eccedenze formali, alleggerito attraverso elementi circolari, con un uso delle decorazioni discreto e sempre attento a valorizzare l'aspetto liturgico: un imponente catechismo di pietra (biblia pauperum), animato dal sovrabbondante riferimento alle forme della natura, vegetali e animali, utilizzate non come elementi decorativi (a differenza, ad esempio, di quanto avviene nello Stile liberty), ma per il loro profondo significato simbolico cristiano. Gaudi in proposito ebbe una volta a chiedere: «vuoi conoscere la mia fonte di ispirazione? Un albero; è lui che sostiene i rami e questi le foglie e i ramoscelli. Ogni singola componente cresce armoniosamente, in maniera stupenda, dal momento in cui il Padreterno l'ha creata».
Nella Sagrada Familia tutto ha funzione simbolica: la chiesa, ad esempio, rappresenta il corpo mistico di Cristo ed è edificata intorno all'altare, simboleggiante -come anche la torre maggiore - Cristo stesso; le facciate sono concepite per illustrare gli aspetti principali della vita di Cristo (Natività, Passione, Gloria) e ornate ciascuna da 4 campanili, 12 in tutto, rappresentanti gli apostoli e disposte a forma di mitra [il copricapo dei vescovi], quasi la torre fosse il pastorale dei vescovi, successori degli apostoli. «L'artista con la sua opera collabora alla creazione di Dio e così libertà e felicità sono possibili. Questa è l'unica vera strada da seguire per l'uomo»: è questa la più preziosa lezione e l'eredità di Gaudi, esempio di come l'artista possa santificarsi con il suo lavoro e così testimoniare la propria fede fino a favorire numerose conversioni tra i visitatori della cattedrale. Tra tutte, basti ricordare quella di Et-suro Sotoo, scultore giapponese affascinato dalla Sagrada Famiglia al punto da tentarne il completamento ed il restauro delle parti distrutte nella rivoluzione civile del 1936. Tentando di comprendere le motivazioni di Gaudi, Sotoo intuì che per capire «cosa avrebbe fatto Gaudi al suo posto» avrebbe dovuto non «guardare a Gaudi», bensì «alla direzione in cui guardava Gaudi». Egli è così giunto alla fede cattolica: «l'architettura di Gaudi indica, non obbliga, è una cosa umana. È così anche il cammino di Gesù. Gesù non ci obbliga a fare, però ci guida. E allora possiamo essere molto più felici e molto più sicuri». Dopo la conversione, infatti, Sotoo afferma che il suo modo di lavorare è diventato «molto più facile e sicuro» e ricco di «gusto e libertà». Al punto forse da poter consentire l'avveramento della profezia di Gaudi sulla Sagrada Familia: «Gli angoli spariranno e la materia svelerà le sue rotondità astrali; il sole penetrerà in tutte le direzioni: sarà la rappresentazione del Paradiso».
Fonte: Il Timone
(Quaderni Cannibali) Marzo 2009 - autore: Valentina Sessa
PRESENTAZIONE DEL MOTTO
Domenica 19 ottobre, ore 18.00
Durante la festa dell' Autunno Day, verrà presentato il motto dell'happening 2015, attraverso un filmato che sarà proiettato in teatrino, alle 18.00.
Durante la festa dell' Autunno Day, verrà presentato il motto dell'happening 2015, attraverso un filmato che sarà proiettato in teatrino, alle 18.00.
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